Come liberare la donna selvaggia dentro di te

02 Ott Come liberare la donna selvaggia dentro di te

Probabilmente avrai già sentito parlare della donna selvaggia soprattutto in merito al recupero delle parti non addomesticabili della natura femminile.

Il testo di riferimento per antonomasia, per la scoperta della donna selvaggia, è “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estès datato 1992. Un testo molto ricco di riferimenti letterari e leggende di tutti i tempi e di ogni luogo, in cui si ripercorrono le fasi dell’occultamento e della rieducazione forzata della parte più selvaggia e profonda dell’essere femminile.

wild woman

La parte selvatica della donna è ancora oggi un’importante risorsa interiore da sbloccare.

In ognuna di noi c’è una parte che resta nascosta e che consideriamo “non-bella”. Questa parte che abbiamo censurato, è stata definita dal pensiero patriarcale come “selvaggia”, non governabile.

Nonostante le censure, questa parte alberga in ognuna di noi e timidamente bussa alla porta interiore chiedendoci di prenderci cura di lei. Talvolta lo fa in maniera veemente e ci appare come un intralcio, ma il suo scopo è solo quello di essere presa in considerazione.

Tutte le volte che hai chiesto scusa per le tue emozioni, quando hai manifestato la tua rabbia e te ne sei pentita, quando non sei riuscita a far fuoriuscire la tua passione, sono stati momenti in cui hai potuto vedere la tua parte selvaggia, la dea distruttiva che abita in te insieme alla dea creatrice.

Se non ci fosse la parte distruttiva saremmo in un sistema di accumulo infinito di cose ed esperienze statiche che mai subirebbero una trasformazione.

Questo è il segreto che ogni donna selvaggia sa. Sa che il concetto di morte di per sé non esiste così come ci è stato trasferito dalla società capitalista e patriarcale, perché la morte non è altro che una trasformazione.

diosa muerte

Ad esempio, quando chiudiamo rapporti disfunzionali, puliamo i cassetti gettando vestiti in disuso, quando ripuliamo le nostre agende, stiamo in realtà utilizzando la forza archetipica potentissima della dea selvaggia, della triplice dea che porta in sé anche l’aspetto distruttivo.

Liberare la parte selvaggia dentro di te significa anche riabilitare tutte quelle parti che non ti piacciono perché non sono abbastanza carine e gentili.

Come sarebbe la tua vita se, a partire da questo momento, potessi riabbracciare tutto quello che non ti piace della tua interiorità e potessi sentire che sono proprio quegli aspetti a rappresentare la risorsa più preziosa?

Mi piace chiamare la donna selvaggia, “intensa”.

Mi piace riabilitare il concetto di “donna intensa”, perché le donne libere e selvagge spesso sono state considerate donne “pazze”.

Potrei fare molti esempi di donne intense.

Kate Bush, la grande cantante e artista poliedrica che ha esordito negli anni Settanta ne è, a mio avviso un esempio.

kate bush

Marina Abramović, artista di origini serbe, già attiva negli stessi anni che tutt’oggi sorprende con le sue installazioni assolutamente toccanti tra cui vorrei citare una delle ultime che l’ha vista protagonista al museo Moma di New York ne è un’altra.

marina abramovic

Kate e Marina son due rappresentazioni di donne intense, non definibili secondo lo schema della gentilezza o della carineria. Hanno attinto dentro di loro alla forza selvaggia per mettersi in gioco ed essere creative fino in fondo.

Se ti piace il termine intensa, riabilita questa parola nel tuo lessico quotidiano.

Un’altra donna di forte intensità è stata Marina Ripa di Meana, da poco scomparsa. Si è dimostrata totalmente libera dal punto di vista della sua affermazione. Ha deciso di vivere intensamente la propria passione, la libido e l’eros senza sentire il peso del giudizio altrui.

Pensa per un attimo come sarebbe la vita se liberassi completamente il tuo eros e la tua sessualità?

Quanto più sei chiusa ed accartocciata dentro te stessa tanto più l’energia non riesce a fluire e subentrano stati di malattia.

Molte donne sono tristi perché pensano di non aver fatto, nella vita, tutto quello che si erano prefisse di fare: niente laurea, nessun matrimonio, niente figli, lamentano di avere un carattere terribile, o di essere troppo passionali.

In realtà sono proprio tutti gli elementi che sembrano non andare bene alla società quello su cui lavorare, da accettare, da far uscire, da incentivare.

A proposito della parte censurata del femminile voglio citarti un’opera per me straordinaria:

The Handmaid’s Tale” è una serie televisiva statunitense del 2017, basata sul romanzo del 1985 “Il racconto dell’ancella”, dell’autrice canadese Margaret Atwood. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti importanti. Il romanzo è un capolavoro. Tratta di tematiche al femminile in un modo in cui nessuno parla: Gravidanza, utero, mestruazioni, libertà sessuale, emancipazione al femminile. L’opera parla della gestione del  corpo della donna in uno scenario futuristico allarmante.

handmaid'tale 2

Le donne del romanzo sono obbligate a tenere la testa abbassata, devono parlare piano e non possono esprimere il loro punto di vista, non possono vivere la vita che vogliono, devono regolamentare il proprio corpo affinché venga governato da altri.

In questo universo distopico il pensiero patriarcale vince sopra ogni cosa.

Anche se in modi non così estremi, palesi, o diretti, ma solo attraverso evocazioni o falsi suggerimenti, ad ognuna di noi, nella vita, sono arrivati certi moniti.

Ognuna di noi ha certamente subito una sorta di controllo della sessualità, ad esempio.

Qualcuno ha sicuramente tentato di metterti un bavaglio per evitare che tu parlassi, o ti ha mortificato per il ciclo mestruale, che non è altro che il segno di un’appartenenza ad un genere.

Certamente di sarà capitato di subire la gestione della tua rabbia ad opera di qualcun’altro, attraverso la richiesta di occultarla e non esprimerla.

O ancora hai mai subito una pesante colpevolizzazione per l’espressione delle tue emozioni?

Ti hanno mai detto detto che sei pazza?

Se sì, so che fa male e da qualche parte ancora sanguina.

Questa società, basata sul pensiero patriarcale e su modalità capitaliste ed esclusivamente for-profit vuole che io, tu e tutti gli altri assecondiamo l’ordine delle tappe prestabilite in modo uniforme ed omogeneo.

Le specificità femminili come l’emozione e la creatività sono tenute sotto controllo perché ritenute pericolose.

Vorrei raccontarti un episodio della mia vita, ricordando solo uno dei momenti in cui mi è stato messo il “bavaglio”. Questo perché anche tu possa avere voglia di riportare a galla e condividere ricordi di quelle volte in cui hai mandato giù costrizioni, accettando di sentirti in difetto.

Quando ero una bambina, negli anni della preadolescenza, il mio corpo stava cambiando. Stavo crescendo e il ciclo mestruale stava per arrivare.  La mia famiglia, e mio padre in particolare, ha pensato bene di “tutelare la mia sessualità”. Non conoscevo niente del mondo del sesso, tanto meno del corpo maschile o altro e neanche mi interessava.

In quegli anni, a seguito di atteggiamenti particolarmente oppressivi da parte della mia famiglia, la mia voce non riusciva ad uscire per esprimere la rabbia. Ricordo che non riuscivo a comunicare i miei disappunti, non mi usciva letteralmente la voce dalla bocca. Non avevo ancora creato la voce che serviva per affermare i miei diritti.

Molti anni dopo molte altre persone, tra cui anche partner, hanno tentato di mettermi il bavaglio, ritenendo sbagliata ogni mia espressione rabbiosa. Naturalmente non ha funzionato.

La cosa interessante è che, sia in famiglia, sia in altri ambiti, mi è arrivata questa censura sotto forma di consiglio: “Se ti arrabbi diventi brutta!”

Per scongiurare la comparsa di rughe o espressioni che mi rendessero davvero brutta all’inizio sentivo che forse rabbia e bruttezza potessero essere legate. Almeno questo era quello che tutti mi dicevano. In continuazione. Come avrei potuto non pensarlo?

Ad un certo punto ho sentito in maniera forte e semplice che la cosa non mi interessava più.

Quando non mi è più interessato di apparire “carina” ho capito che: il concetto di carino esprime non solo qualcosa di grazioso esteticamente, ma si riferisce a tutto ciò che riguarda l’essere dolce e accomodante, senza alcunché di terribile e spietato ovvero di tutta quella forza distruttrice che oggi stiamo andando a riabilitare.

L’energia della rabbia e della sessualità sono talmente istintive che non è possibile sopprimerle, sono strettamente legate alla sopravvivenza e non devono essere soffocate. Puoi imparare ad ascoltarle, a legittimarle, a gestirle, a sbrogliarle e a sbrigliarle, ma non puoi censurarle.

Qualsiasi energia repressa, come quella sessuale e quella della rabbia, ha lo stesso comportamento di un pallone che viene spinto sott’acqua: tende a risalire incamerando anche la forza di spinta, quindi spunta con ancora maggiore veemenza.

Questa è solo una piccola storia di ciò che è successo a me.

Sono certa che anche tu avrai qualcosa di simile da raccontare.

C’è una dea imbavagliata e chiusa in uno sgabuzzino dentro di te.

Forse ti fa paura, ma potrai imparare ad amarla e a prenderla per mano una volta che l’avrai liberata.

Pensa adesso a tutti quegli aspetti del tuo carattere che non ti piacciono.

Quasi sicuramente si tratterà di quegli aspetti che qualcuno, quando eri piccola, ha represso in te dicendoti che non andavano bene.

Un bambino che nasce libero non crede che ci possano essere aspetti di sé che non vanno bene.

Una persona adulta può tornare a sentire dentro di se’ questa legittimazione della propria essenza.

È molto importante che impari a riconoscere come leciti quegli aspetti che pensi che non vadano in te.

Ad esempio potresti essere pigra, o troppo accomodante, eccessivamente egoista, o troppo esigente.

Ecate, Lilith, Lamia, Kalì, Baba Jaga sono solo alcune di loro. Ti parlerò anche delle Sirene e  come liberare la forza distruttrice attraverso lo sdoganamento di questo archetipo interiore. Sono figure femminili capaci di  farti fare pace con la tua parte non addomesticata.

È importante che tu sappia da dove vieni, ovvero quali sono le radici delle tua natura femminile.

I modelli sani del femminile non sono quelli veicolati dai media, ma altri modelli all’interno dei quali puoi scoprire parti di te che in questo momento stai censurando.

Le figure mitiche che ho appena menzionato sono ancora poco conosciute.

Ecate è la dea della morte, detta anche dea triplice. Prima ancora di essere abilitata nel pantheon greco aveva strettissimi legami con la Dea Madre, venerata nei tempi più lontani e spesso rappresentata da statuette senza volto perché potesse rappresentare il volto di tutte le donne di ogni luogo e di ogni tempo. Ecate era pertanto legata alla Dea Madre dai mille volti. Spesso la si può vedere raffigurata insieme a dei cani e come dea triplice perché rappresenta i tre aspetti fondamentali del femminile: la fanciulla giovane, la donna, gravida, la donna anziana.

Questi aspetti li abbiamo tutte. Il ciclo mestruale ne è una chiara rappresentazione. La fase successiva alle mestruazione ci vede ricche di vigore come delle fanciulle. Durante l’ovulazione esprimiamo invece la dolcezza del contatto intimo con il nostro corpo nella fase più materna. Segue anche la fase distruttrice nella periodo premestruale. In quest’ultima senti la presenza di Ecate che bussa alla porta e ti chiede di uscire.

ecate

Le mestruazioni del resto nascondono un segreto.

Il nervosismo che si accompagna alle vari fasi delle mestruazioni e che molte donne cercano di occultare, rappresenta il disagio che la parte selvaggia ha provato durante il mese appena trascorso. Ti fa fare i conti con tutti i che hai detto e i no che non hai detto. Quanto più hai avvertito dolori e disagi tanto più i tuoi sì avrebbero dovuto essere dei no.

Ecate ci ricorda di prenderci cura della nostra parte selvaggia e distruttrice.

Con la mestruazione entriamo in contatto con un senso di morte, che precede la rinascita.  Siamo davvero delle creature meravigliose che nascono e muoiono di mese in mese.

Un’altra figura mitica dalla storia molto interessante è Lilith.

Di origini antichissime, probabilmente risalenti al tempo dei sumeri, Lilith è una figura di dea-demonessa spesso associata alla sessualità, a demoni lascivi e lussuriosi.

lilith

È la prima donna di Adamo.

Nata in contemporanea con lui e non dalla sua costola.

Ha l’ardire di opporsi al giacere con Adamo stando sotto, in posizione subordinata. Si oppone simbolicamente e letteralmente allo stare sotto ad un uomo. E così facendo si oppone anche al volere di Dio. Lilith allora fugge vie e dà vita al suo mito di dea-demonessa. In seguito alle lamentele di Adamo, che vede fuggire la donna che era stata creata per stare con lui, Dio crea Eva, estraendo una costola dall’uomo.

Eva rappresenta una donna più accomodante, riesce infatti ad accettare il suo ruolo di sottomissione.

Lilith ha una storia antichissima, ma ha molto da raccontarci ed insegnarci sull’accettazione della libertà sessuale e sulle modalità di porsi in modo paritario nei confronti del maschile

Lamia è una demonessa, per metà umana e per metà animale. Fa parte di quelle divinità spesso rappresentate crudamente come spettri che rubano i bambini.

Ricorda tutta quella parte del femminile carica di aspetti orrorifici e potenti che, se sdoganati, ci aiutano a vivere con i piedi ben saldati a terra.

lamia

Tra gli esseri che ho incontrato quelli più sofferenti sono le donne adulte con la sindrome della “brava bambina”.

Una volta sdoganate le streghe, i cattivi delle favole, le Lamie in genere, mi auguro smetterai di porti nei confronti della vita come una bambina, metterai i piedi per terra e ti porrai come un’adulta che può scegliere al di là del bene e del male.

Le Sirene, creature incantevoli con una voce magnetica alla quale non si può resistere, affascinanti con il loro corpo per metà femminile per metà pesce, che pettinano i loro capelli sugli scogli affioranti dal mare, hanno anch’esse un aspetto potentissimo.

Prima di essere raffigurate come tutti le conosciamo venivano rappresentate come delle Arpie.

sirene

La natura animale e non addomesticata impaurì un regime patriarcale che ebbe l’esigenza di tenere tutto sotto controllo.

Ma è impossibile tenere sotto controllo la natura.

L’odissea, che tratta la storia di Ulisse, è un testo di legittimazione del pensiero patriarcale.

Ulisse, spinto dal suo forte senso di libertà, lascia la sua sposa per esplorare il mondo e se stesso. Nel viaggio di ritorno dalla battaglia si ferma ad esplorare numerosi mondi e temporeggia con le ninfe, riesce a non cedere alle seduzioni potenti della maga Circe, figlia del matriarcato e della Grande Madre, forse addirittura Ecate, e durante il suo viaggio vive tante esperienze.

Non riesce ad imporre il suo pensiero patriarcale soltanto in un’occasione: di fronte alle Sirene. Non riesce a creare nessuno stratagemma per sedurle ed abbandonarle come solitamente fa, ma decide di farsi legare all’albero della nave per ascoltare il loro meraviglioso canto senza però piegarsi a loro come accadeva a chiunque cedesse alla tentazione di ascoltarle.

Le Sirene sono un archetipo che ci ricorda la nostra natura potentissima e che forse in un’intera vita non riusciremmo ad esplorare nella sua totalità.

Sono un’immagine universale del magnetismo femminile.

Kali, la dea dalla pelle blu, con la lingua di fuoco, sorella di Lakshmi, porta al collo collane di teste mozzate.

kali

Lorena Bobbitt, nota per le cronache degli anni novanta che la videro colpevole del reato di evirazione del marito con un coltello da cucina a seguito di un tradimento, era certamente posseduta dall’energia di Kali in modo esasperato.

Kali  del resto non conosce le vie di mezzo.

Probabilmente anche tu sei stata accudita dall’energia di Kali quando hai dovuto chiudere una relazione o tagliare rami secchi.

Baba Jaga è un’altra figura importante e incredibilmente affascinante. Strega che aleggia nelle fiabe russe, come Afrodite fa con Psiche, mette alla prova Vassilissa. Baba Jaga e Afrodite non sono figure negative,ma sono coloro che rendono le protagoniste delle loro storie meno ingenue e più adulte attraverso delle prove.

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Tutte queste figure estremamente potenti ti sono amiche,come la Llorona dea della cultura sudamericana- La Llorona ad esempio ti concede il pianto e l’entrata in contatto con le emozioni negative.

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Una volta che avrai letto le storie di queste magiche figure avrai molti spunti e riferimenti per confrontare la storia non raccontata delle donne alla tua.

Vedrai l’effetto che ti farà sentire queste storie, potrai disegnarle ed esprimere ciò che provi in qualunque forma creativa.

Farai pace con il femminile non addomesticato ritrovando le tue origini. E farai pace con la terza dea, la distruttrice, la dea della notte, come Persefone, la dea degli inferi.

Farai pace con tutto il mondo sottomarino del tuo inconscio, ricco di elementi preziosi .

Persefone, regina degli inferi e moglie di Ade, dio della ricchezza, questo lo sa.

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Nel tuo inconscio risiede la capacità di creare la vita prospera che desideri, ma lo puoi fare solo quando senti che ogni parte di te è legittima e va bene.

Riabilita la tua forza e tutto ciò che detesti di te e inizia pure a vedere i tuoi difetti come punti di forza.

Riabilita la dea selvaggia, che si è nascosta dentro il tuo sgabuzzino interiore, insieme a tutto ciò che viene considerato non gestibile e non addomesticabile.

Scrivi a grandi lettere

“IO SONO NATURA. IO NON SONO CONTROLLABILE. IO NON SONO GESTIBILE.”

Un po’ di tempo fa, negli spogliatoi della palestra, c’era una ragazza della mia età, di umili origini e che chiamava la sua vagina “la natura”. Questa cosa mi ha spiazzato e ho trovato bellissima la sua espressione. Ho sentito chiamare la vagina in tutti i modi possibili. Ma nessuno l’aveva mai chiamata così in mia presenza.

Mi è parsa una bellissima testimonianza di come, nelle famiglie più semplici resti ancora questo retaggio del contatto tra la donna e la natura.

La natura non si può controllare.

Quando piove, piove ovunque. Un’eruzione vulcanica è incontrollabile. Il flusso della lava non è gestibile.

E, come la natura, anche tu non sei addomesticabile o controllabile.

Riabilitare la tua natura selvaggia è come chiudere una grande falla energetica e, nello stesso tempo, accedere ad una stanza interiore ricca di risorse preziose.

La falla energetica è quella dell’eccessivo autocontrollo e della pura della disapprovazione.

Molte donne vivono nel terrore di essere disapprovate, e fanno tutto quello che serve per non essere accusate di non aver usato il giusto atteggiamento.

Ci sono donne che camminano, parlano, si vestono, con la paura di essere disapprovate.

Se tu sei una di loro, riprenditi la libertà di essere ciò che vuoi, accettando la tua voglia o non voglia di fare l’amore, accetta i tuoi peli se non vuoi depilarti, la tua rabbia, la tua idea,  il tuo volto con o senza trucco,  la tua voglia di avere figli o di non averne.

Il femminile distruttivo e declinato nella triplice dea, la dea oscura della notte, Ecate, è un femminile che ha a che fare con la poesia, con l’oscurità, con il potere della connessione, con il potere del corpo, con il potere della solitudine consapevole, del non-giudizio.

Pratica da oggi questa strada e ti sentirai molto più lucida e saggia e soprattutto con i piedi ben saldi a terra.

Riattiva l’archetipo della Grande Madre. È il più potente che ci sia.

Mettiti a contatto con il non-giudizio. Il tuo ego verrà surclassato e sarai lucida e presente, con in mano il dono completo del momento.

Questo è il dono che ti fa la via del femminile: tornare a casa, stare con i piedi per terra, sentire il terreno sotto di essi.

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Riferimenti bibliografici: “Come diventare una Dea. Tre passi per essere divina” di Simona Vitale

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